Nel dicembre 1959, l’allora Parroco Don Giuseppe Peirone, in occasione del suo primo “Bollettino Parrocchiale, scrisse: “Brondello: grazioso paesello che s’aderge sui colli della estremità orientale della verde valletta di Bronda, un tempo diviso in piccole signorie ( come da documentazione storica ) Le notizie circa le sue origini di questo paese, si perdono nella notte dei tempi: la maestosa torre campanaria, che si eleva dal promontorio sovrastante la Parrocchia e dalla sommità della quale, l’occhio domina tutta la Valle, costituisce con altri pochi ruderi rimasti, il ricordo del suo glorioso castello fortilizio che venne diroccato nel Secolo XVII.” Pare riduttivo parlare di Torre campanaria, così come mi pare riduttivo parlare ( come avviene sovente, della Torre medioevale di Brondello come torre di avvistamento, come se la torre in oggetto fosse una costruzione a se stante ) In taluni casi viene chiamata Torre campanaria dal momento che nel 1858, quindi in epoca relativamente recente ( che niente ha a che fare col Medioevo ) in occasione del parziale restauro, venne collocata la Campana tolta dalla Parrocchiale di Brondello e successivamente l’orologio tuttora esistente.
La maestosa torre, come scrisse Don Peirone, costituisce con altri pochi ruderi rimasti, il ricordo del glorioso castello fortilizio … che venne poi “diroccato” e semidistrutto nel Secolo XVII. Questo, unitamente alle documentazioni storiche riportata di seguito, stanno a confermare l’esistenza di un vero e proprio castello, di cui la Torre è il principale rudere rimasto.
L’8 luglio del 1959, l’allora Parroco di Brondello Don Domenico Raso, in occasione di un suo viaggio a Roma, ebbe occasione di incontrare il Conte Allioni di Brondello, residente all’epoca appunto a Roma, il quale gli regalò libro con tanto di dedica autografa “GLI ALLIONI” ( Contributo alla storia di illustri famiglie piemontesi ) edito da tipografo Vincenzo Bona. Don Raso, constatando il mio fattivo interesse verso Brondello, quando costituii la Associazione, mi regalò il libro in oggetto. Libro che "doverosamente" sono andato a consultare attentamente, per trovare documentazioni storiche su Brondello ed il suo Castello e dal quale vado a citare … Le molte relazioni sociali, favorirono unione della Casa dei Marchesi di Saluzzo con quella degli Allioni. Unione stabilita col matrimonio celebrato in Saluzzo il 21 gennaio 1690, tra Virginia Saluzzo della Manta con Gabriel Giuseppe Allioni figlio di Lelio. Nel contratto relativo al matrimonio, rogato dal Notaio Cuore, lo stesso Lelio Saluzzo della Manta, cedeva alla figlia Virginia e a Gabriel Giuseppe che la sposava “… una porzione di Feudo, giurisdizione, beni, redditi, Castello e ragioni giurisdizionali nel luogo di Brondello…” la parte corrispondente alla metà di una terza parte di tutto il Feudo di Brondello. Nel 1691, Guglielmino Allioni acquistava alcuni beni feudali nel territorio di Borgo San Dalmazzo. Nel 1698, acquistava beni feudali in Costigliole Saluzzo. Acquisti fatti al fine di poter inviare Supplica al Duca Vittorio Amedeo II per ottenere investitura in Feudo nobile di beni posseduti, senza tuttavia ottenere consenso Ducale. Dovette attendere di unire suoi beni feudali a quelli che il figlio Gabriele Giuseppe ebbe come dote della moglie Virginia Saluzzo della Manta nel Feudo di Brondello, per vedere realizzato il suo sogno, l’investitura in Feudo nobile. In seguito a questi e altri passaggi, Gabriel Giuseppe e Andriana sua moglie, presentarono supplica per ottenere investitura nobile della loro parte del Feudo di Brondello. Il 9 settembre 1701, il Duca di Savoia firmando le regie patenti con le quali investiva col titolo di Signore, Gabriel Giuseppe Allioni di Guglielmino, della metà di una terza parte del Feudo di Brondello. Da quel giorno, la famiglia Allioni assumeva predicato di Brondello, non mai perduto. Il 22 luglio 1716 Gabriel Giuseppe Allioni, dovette fare Consegnamento per la sua Giurisdizione di Brondello e dei suoi beni feudali in Costigliole Saluzzo e Borgo San Dalmazzo. Da questo importante atto si rileva che egli possedeva, Castello di Brondello “Edifici tanto del Castello et altri in qualunque modo spettanti ed appartenenti a detta porzione di Brondello …” Era naturale adunque, che Gabriel Giuseppe Allioni, acquistato il Titolo di Signore di Brondello, ricoprisse nella sua città, la massima carica. Il 12 gennaio 1704, Gabriel Giuseppe Allioni ottenne da Anna d’Orleans, Duchessa di Savoia moglie di Vittorio Amedeo II patente per altri acquisti e prerogativa della nomina d. Sindaci. Feudo di Brondello, di origine assai antica, appartenne nel giro di diversi secoli a diversi feudatari, i Marchesi di Busca, i Braida, i Romagnano ed infine i Marchesi di Saluzzo, i quali lo divisero fra i membri della famiglia. In occasione del matrimonio di una donzella della agnazione dei Saluzzo, la parte di Feudo padre della sposa, costituì la dote principale, cosicché le diverse parti passarono a famiglie di altri casati. Così avvenne per i Saraceno nel 1715, per gli Allioni nel 1701, ed i Brondelli ultimi venuti in possesso di 1/3 di Feudo unitamente al Titolo di Conte nel 1719.
Ho voluto riportare ancora una volta queste notizie storiche già scritte in altri documenti, per rafforzare l’idea che il Castello di Brondello era un vero e proprio Castello fortilizio, il Castello del Feudo di Brondello, quindi abitato in cui si svolgeva la vita del Feudo di Brondello, cui la maestosa torre, ( come ebbe a scrivere Don Giuseppe Peirone ) costituisce con altri pochi ruderi rimasti, il ricordo di quel glorioso castello fortilizio, che venne poi diroccato in seguito a rivalità e vicissitudini varie nel Sec. XVII.
Altre conferme della esistenza di un vero e proprio Castello fortilizio a Brondello ci viene da quella “Guida turistica della Valle Po e delle Colline Saluzzesi” edita a cura del B.I.M. Bacino Imbrifero Montano del Po, scritto da Alessandro Roccavilla, già più volte citata nei miei precedenti documenti, dalla quale cito quello che si legge anche, a Pag. 13 “La dorsale di destra, che scende dal Monviso, si apre in diverse valli laterali, più importante delle quali è la Valle Bronda, poco a monte di Saluzzo che potrebbe essere considerata a se stante” e a Pag. 25 “Nella seconda metà del secolo XI e nella prima parte del secolo XII, emersero successivamente le figure di Adelaide, Contessa di Susa … e del Marchese Bonifacio Del Vasto, Signore del Piemonte sud-occidentale e della riviera ligure di ponente. Da qui i legami storici di Brondello con la storia del Castello di Monte Ursino a Noli ( Sv ), di cui parlo in altro documento. Uno dei 7 figli ed eredi di Bonifacio Del Vasto, fu il capo stipite dei Marchesi di Saluzzo a metà del 1100. A partire dal 1200, i Marchesi di Saluzzo, vennero ad urtare, verso nord, contro la politica di espansione Conti di Savoia che avevano acquisito Pinerolese. Fino alla metà del 1300, si alternarono complesse, intricate vicende di conflitti armati, patti feudali, accordi parziali e mediazioni transitorie. Fattore decisivo fu l’intervento del Conte Verde, Amedeo VI di Savoia nelle terre subalpine. Il Marchesato fu coinvolto con alterne fortune, nelle lotte di egemonia tra le Signorie ed i grandi comuni di volta in volta predominanti nel Piemonte sud-occidentale, come Asti, Conti di Provenza di schiatta angioina, Visconti Duchi di Milano ed infine i Conti di Savoia e loro feudatari e congiunti Principi di Acaja. Fattore pressoché costante, fu l’amicizia rinforzata da legami matrimoniali con i Marchesi del Monferrato. Questa complessa situazione, fu causa di numerosi conflitti con i sovrani Sabaudi, tanto più quando essi spinsero loro penetrazione graduale su Fossano, Mondovì, Cuneo e Nizza, circondando il Marchesato su tre lati e precludendo ogni possibile espansione in pianura. Gravissimo tra gli altri, il conflitto scoppiato con Amedeo VI, Conte di Savoia ( soprannominato Conte Verde ) e Giacomo Principe di Acaja, che portò nel 1363, all’invasione del Marchesato e all’assedio di Saluzzo, che subì danni gravissimi per incendi e distruzioni. Tra la fine del XIV secolo e l’inizio del XV secolo, Assunse conformazione definitiva l’organizzazione della fortificazione del Marchesato all’imbocco della Valle Po. Essa poggiava sui tre castelli marchionali di Saluzzo, Manta e Verzuolo, a dominio della lunga dorsale collinare che si affacciava su pianura. Collegamento con la Fortezza di Revello, erano interposti sulla dorsale collinare tra Po e Bronda, il Castello di Castellar e fortilizi minori, quali quelli di Brondello, Sanfront e Paesana, che costituivano le maglie fondamentali di una rete di castelli.
Seguirono anni, in cui Marchesato di Saluzzo raggiunse il periodo di maggior splendore e benessere nel quinquennio a cavallo del 1500 con l’avvento del Marchese Ludovico II e di sua moglie Margherita di Foix. Unico periodo di calamità belliche, fu quello connesso con la conquista del Marchesato nel 1487 da parte di Carlo I Duca di Savoia. Espugnata Saluzzo, dopo tre mesi di durissimo assedio, furono occupate tutte le terre del saluzzese e della Valle Po. Molti castelli furono distrutti, solo la Fortezza di Revello, rimase libera dall’occupazione nemica che durò un trentennio.”
Devo qui fare una doverosa considerazione. Quando nelle varie documentazioni leggo che “Castello di Brondello venne semidistrutto con tutto l’abitato del paese, durante la guerra di successione del Monferrato … “ devo ritenere che non si faccia riferimento ad un fatto d’armi o guerra in particolare, ma di tutta la serie di avvenimenti d’arma che si sono succeduti in questi secoli, in particolare ad esempio di quanto descritto. La stessa Guida Turistica, a Pag. 63.11, a commento di una foto della torre, conferma che,"Torre medioevale di Brondello, ancora una volta chiamata Torre dell’orologio con alcuni resti di mura, è l’unico resto dell’antico Castello che era una delle maglie del sistema difensivo del Marchesato di Saluzzo. ( di cui si parla precedentemente ) Oggi ne sopravvivono la torre cilindrica restaurata parzialmente nel 1858, ( con la collocazione degli orologi e della campana trasportata dalla parrocchiale di Brondello da dove venne “prelevata” ), le fondamenta e parti dei muri perimetrali.